Nell’Atlante di Nicolas Martino

Quando tra estetica e politica c’è una linea continua

Introduzione

Se le pagine dell’ultimo libro di Nicolas Martino potessero scorrere libere nello spazio, produrrebbero un rumore stratificato e irregolare: voci di assemblee, cori di manifestazioni, frammenti musicali, immagini cinematografiche e parole meditate di intellettuali del Novecento. Sul presente dell’arte. Breve atlante estetico-politico, pubblicato nel novembre 2025 da Gli Ori per la collana I limoni diretta da Pietro Gaglianò, si presenta come un atlante critico del contemporaneo, in cui eventi storici, opere d’arte e immagini si intrecciano in una narrazione corale.

Non si tratta di un semplice saggio teorico, ma di un dispositivo di lettura che mette in relazione estetica e politica come campi inseparabili, capaci di generare immagini, immaginari e forme di pensiero condivise.

1. Un atlante, non una cronologia

Il volume di Martino rifiuta una scansione cronologica tradizionale. L’atlante, per sua natura, non ordina il tempo in modo lineare, ma costruisce connessioni, sovrapposizioni, ritorni. Dal Sessantotto alla pandemia, gli eventi storici vengono riletti attraverso le opere e le immagini che li hanno attraversati, trasformandoli in un paesaggio visivo complesso.

L’arte non è mai chiamata a illustrare la storia, ma a interrogarla, a produrre attriti e risonanze.

2. Il rumore del presente

La scrittura di Martino è attraversata da un rumore costante: quello delle collettività in movimento. Manifestazioni, assemblee, conflitti sociali emergono come materia viva, capace di produrre immagini tanto quanto le opere d’arte. Il libro restituisce questa dimensione sonora e visiva del presente, mettendo in dialogo parole, fotografie, documenti e opere.

In questo senso, l’atlante funziona come un campo di forze, più che come un archivio ordinato.

3. Immagini che restano

Molti passaggi del volume si fissano nella memoria attraverso immagini precise: le fotografie di Tano D’Amico, le polaroid che documentano il rapimento di Aldo Moro, l’opera di Claire Fontaine che rielabora un biglietto ferroviario Milano–Genova come simbolo di un viaggio senza ritorno.

Queste immagini non illustrano un evento, ma lo condensano, trasformandolo in un segno capace di attraversare il tempo.

4. Storia collettiva e memoria individuale

Uno degli aspetti più significativi del lavoro di Martino è la capacità di intrecciare storia collettiva e vicende individuali. Le manifestazioni del 1968 a Valle Giulia, del 1977 a Milano, Bologna e Roma, o del 2001 a Genova, non vengono trattate come capitoli chiusi, ma come nodi irrisolti che continuano a produrre senso nel presente.

Allo stesso modo, le lettere di Aldo Moro dalla prigionia diventano una meditazione tragica e ancora attuale sulla condizione umana e politica.

5. L’arte come laboratorio del presente

Nel libro, il presente dell’arte è leggibile solo attraverso la comprensione del suo passato. Martino costruisce il proprio laboratorio teorico su una conoscenza profonda delle fonti critiche e artistiche, mettendo in relazione autori come Nanni Balestrini, Roland Barthes, Walter Benjamin, Michel Foucault, Antonio Negri, Paolo Virno, fino a Galvano Della Volpe.

Questa rete di riferimenti non appesantisce la narrazione, ma la rende porosa, aperta a connessioni continue.

6. Autorialità, lavoro, formazione

Particolarmente incisivi sono i capitoli dedicati ai concetti di autorialità, lavoro e formazione, riletti alla luce delle trasformazioni del sistema dell’arte. L’autore parte dall’etimologia del termine “autore” per estendere la riflessione a tutte le pratiche creative, inclusa la scrittura critica stessa.

L’arte emerge come processo collettivo, attraversato da dinamiche di produzione, apprendimento e ridefinizione continua del ruolo dell’intellettuale.

7. Arte e politica come campo sincronico

Nel racconto di Martino, le trasformazioni sociali influenzano l’arte e viceversa, in un rapporto sincronico. Le assemblee operai–studenti alla FIAT di Torino nel 1969 trovano un corrispettivo nelle esperienze di Arte povera + Azioni povere ad Amalfi, documentate dalle fotografie di Bruno Manconi.

L’arte non riflette la politica: la attraversa, la metabolizza, la rilancia sotto forma di immagine.

8. Connessioni inattese

Il volume lascia spazio a connessioni libere e potenti. La preghiera solitaria di Papa Francesco nel marzo 2020, durante la pandemia, dialoga idealmente con l’installazione Paradiso di Gian Maria Tosatti alla Stazione Centrale di Milano. Immagini distanti nel tempo e nello spazio si ritrovano unite da una stessa atmosfera di sospensione e attesa.

Queste connessioni non cercano spiegazioni definitive, ma aprono campi di interpretazione.

9. Il cuore teorico del libro

Se i primi capitoli sono fondamentali per la ricostruzione storica, il cuore pulsante del volume emerge progressivamente, quando Martino affronta temi più ampi e trasversali: la postcritica, la funzione dell’arte nel presente, il rapporto tra estetica e ideologia.

Qui la scrittura si fa più essenziale, quasi necessaria, restituendo all’arte la capacità di produrre effetti duraturi, oltre la contingenza.

Industry: perché questo libro conta

Per PhotoShootings, Sul presente dell’arte è un libro rilevante perché mostra come l’immagine — fotografica, artistica, mediatica — non possa essere separata dal contesto storico e politico che la genera. L’atlante di Martino dimostra che ogni immagine è il risultato di una linea continua tra estetica e politica.

In un’epoca dominata dalla velocità visiva, questo lavoro restituisce profondità e complessità allo sguardo.

Conclusione

Al termine della lettura, emerge una domanda fondamentale: l’arte è un processo estetico o ideologico? Martino suggerisce che la sua forza risieda nella capacità di produrre continuità, di generare echi che si espandono nel tempo, intrecciando paura e coraggio, memoria e desiderio.

Come nel fotogramma evocato del film Rocky, le trame del presente dell’arte sono fatte di scontri, resistenze e ritorni. Comprenderle significa prendere coscienza della propria posizione nel mondo e, forse, iniziare a scrivere — con nuove immagini — un alfabeto del presente.