Abitare il tempo: architettura, intimità e progetto a Cantiere Futuro

Venerdì 6 febbraio 2026, il Teatro San Leonardo di Bologna ospita il quarto appuntamento di Cantiere Futuro, la rassegna promossa da Ceramiche Marca Corona che si propone come spazio di incontro e riflessione per il mondo dell’architettura e del design. Un luogo in cui il progetto non viene presentato come risultato, ma interrogato come processo.

Inserito nel contesto di Arte Fiera e Art City Bologna 2026, Cantiere Futuro sceglie di rallentare lo sguardo e di concentrarsi su una dimensione spesso trascurata: il tempo quotidiano e l’intimità dell’abitare. Un tema che attraversa non solo l’architettura, ma ogni pratica che si confronta con lo spazio vissuto, compresa la fotografia, quando si misura con la presenza e la relazione.

Per questa edizione, l’azienda ceramica più antica del distretto di Sassuolo affida all’architettura e all’arte il compito di ripensare il rapporto tra progetto e vita reale. Non l’architettura come gesto iconico, ma come forma di attenzione capace di ascoltare i contesti, i ritmi e le abitudini di chi quegli spazi li attraversa ogni giorno.

Ad aprire la riflessione è la lecture dell’antropologo Franco La Cecla, che pone al centro una distanza ormai evidente: quella tra le pratiche delle archistar — e più in generale della professione — e le forme di vita che danno origine all’abitare. Una distanza che si è ampliata nel tempo, parallelamente al predominio delle logiche immobiliari su quelle della qualità, della cura e dell’attenzione ai contesti. La critica di La Cecla invita a ripensare il progetto come atto situato, capace di riconoscere la complessità dell’esperienza quotidiana.

A seguire, due tavole rotonde ampliano il confronto, spostando l’attenzione dalle premesse teoriche alle ricadute concrete del progetto. Il primo momento di dialogo è dedicato alle politiche dell’abitare e ai loro risvolti socioeconomici, con gli interventi di Marco Battaglia di Investire SGR, Marco Marcatili, Direttore di Lombardini22, e di ANCI – Associazione Nazionale Comuni Italiani. Un confronto che mette in luce le tensioni tra sviluppo, qualità dello spazio e responsabilità pubblica, interrogando il ruolo delle istituzioni e degli operatori nel costruire contesti realmente abitabili.

La seconda tavola rotonda coinvolge gli architetti Davide Tommaso Ferrando e Stefano Pujatti, insieme ad ANCE – Associazione Nazionale Costruttori Edili, aprendo una riflessione sulla possibilità di recuperare uno spazio di visione all’interno della pratica progettuale. Uno spazio che non rinunci alla dimensione intima e poetica, ma che possa ancora sostenere — e orientare — la costruzione del reale. Un invito a riconoscere il valore di uno sguardo capace di tenere insieme rigore tecnico e sensibilità percettiva.

A incarnare questa visione è il lavoro di Pino Deodato, artista coinvolto per la quarta edizione di Marca Corona per l’Arte. Le sue opere, che intrecciano ricami, ceramiche e figure sospese tra solitudine e riflessione interiore, accompagnano l’incontro come una presenza silenziosa ma incisiva. Una pratica che parla di lentezza, cura e attenzione, restituendo al tempo una qualità diversa, capace di affinare la percezione e di riattivare una relazione autentica con la dimensione fisica dell’altro.

In questo senso, Cantiere Futuro si configura come un laboratorio aperto, un cantiere in cui il futuro non viene anticipato attraverso immagini spettacolari, ma costruito attraverso domande. Un approccio che dialoga profondamente con la fotografia intesa come esperienza percettiva: anche qui, il valore non risiede nell’immediatezza dell’immagine, ma nella capacità di osservare, comprendere e restituire complessità.

Abitare il tempo significa riconoscere che ogni spazio è attraversato da corpi, gesti e memorie. Che progettare — come fotografare — richiede presenza, attenzione e responsabilità. A Bologna, per una mattina, architettura, arte e pensiero si incontrano per ricordarci che il futuro non è una forma da imporre, ma una relazione da costruire.

Il patrocinio dell’Ordine degli Architetti di Bologna e di ADI – Associazione per il Disegno Industriale Emilia-Romagna riconosce all’incontro anche una dimensione formativa, attribuendo ai partecipanti crediti professionali. Un riconoscimento che sottolinea come la riflessione culturale, quando radicata nei processi reali, possa diventare parte integrante della pratica professionale.