Immaginario narrativo e pratiche visive nel progetto Cuntàra cùnti
Introduzione
Nel panorama dell’arte contemporanea, la fiaba continua a esercitare una forza particolare: non come residuo folklorico, ma come dispositivo simbolico capace di attraversare il presente. Al Complesso monumentale di San Giovanni di Catanzaro, il progetto espositivo Cuntàra cùnti, a cura di Claudio Libero Pisano, mette in dialogo linguaggi artistici contemporanei e immaginario narrativo fiabesco, interrogando il racconto come forma di conoscenza, di trasformazione e di esperienza visiva.
Promossa dal Comune di Catanzaro e visitabile fino al 22 febbraio 2026, la mostra prende avvio dal volume Fiabe e novelle calabresi di Letterio di Francia (1929), per rileggere la fiaba non come evasione, ma come struttura profonda in grado di ridefinire i confini tra realtà, desiderio e immaginazione.
1. Racconto e immagine: una soglia percettiva
Il titolo Cuntàra cùnti richiama la formula orale del narrare e introduce immediatamente una dimensione di passaggio. La fiaba, qui, non è repertorio illustrativo ma spazio di attraversamento: un luogo in cui l’immagine diventa veicolo di trasformazione percettiva.
Nel percorso espositivo, il racconto non si limita a essere tradotto visivamente, ma viene attivato come esperienza, invitando il visitatore a entrare in una dimensione sospesa, dove la logica ordinaria lascia spazio a simboli, metamorfosi e ambiguità.
2. La fiaba come struttura contemporanea
Nel progetto di Catanzaro, la fiaba viene trattata come architettura narrativa più che come contenuto. È una grammatica che consente agli artisti di muoversi tra memoria collettiva e linguaggi attuali, tra tradizione orale e tecnologie contemporanee.
Il viaggio — elemento centrale di molte fiabe — diventa metafora dell’esperienza estetica: un percorso che non promette una risoluzione lineare, ma una trasformazione dello sguardo.
3. Pittura e dissoluzione dell’immagine
Alcuni artisti partono direttamente dai testi di Letterio di Francia. Gioacchino Pontrelli frammenta la pittura in una costellazione di piccoli e grandi quadri, in cui l’immagine sembra dissolversi e ricomporsi solo attraverso uno sguardo attento. Figure come “la donnaccia” o “la madonna” emergono solo a distanza ravvicinata, come apparizioni instabili.
Paola Gandolfi, invece, rielabora la fiaba Ricotta bianca attraverso una pittura che indaga psicologia e identità femminile, trasformando il racconto in uno spazio di tensione tra simbolo e introspezione.
4. Comunità, performance, partecipazione
Altre opere si muovono su un piano più autonomo, interrogando la persistenza del racconto nella contemporaneità. Valentina Vannicola coinvolge la comunità di Tolfa nella rilettura de La principessa sul pisello, trasformando la fiaba in un’azione collettiva, dove il confine tra opera e vita si fa poroso.
In questo contesto, la fiaba diventa un processo relazionale, non solo un’immagine da osservare.
5. Natura, perdita, metamorfosi
Il lavoro di Alessandro Piangiamore introduce una riflessione poetica e inquieta sul destino di ciò che si perde: figure e presenze che si dissolvono nello spazio, evocando una dimensione fiabesca in cui la natura è al tempo stesso rifugio e minaccia.
La fiaba, qui, si manifesta come racconto incompiuto, aperto, che lascia allo spettatore il compito di colmare le assenze.
6. Tecnologia e fiaba oscura
Uno dei punti di maggiore tensione del progetto è rappresentato dal lavoro di Andrea Winkler e Stefan Panhans, che interrogano il gaming come possibile origine di una fiaba contemporanea, forse nera. Attraverso dispositivi tecnologici e ambienti immersivi, il racconto tradizionale viene trasposto in uno spazio digitale, dove l’esperienza ludica si intreccia con inquietudini e derive simboliche.
La fiaba si aggiorna, senza perdere la sua capacità di disturbare.
7. Immaginazione come atto politico
In alcune opere, la fiaba assume una dimensione esplicitamente trasformativa. Il duo Dias & Riedweg lavora con persone di un centro di psichiatria a Rio de Janeiro, utilizzando il racconto come strumento per riattivare l’immaginazione e rimettere in movimento identità sospese.
Qui il racconto diventa atto di resistenza, capace di smuovere ciò che appare immobile.
8. Segni, alfabeti, corpi in trasformazione
Francesco Vaccaro costruisce un alfabeto visivo a partire da cartine di sigarette, generando un codice potenzialmente infinito, aperto a nuove associazioni narrative. Donatella Spaziani, con disegni di ispirazione mediorientale, mette in scena metamorfosi continue: fiori che generano corpi, corpi che si dissolvono in forme vegetali.
Il segno diventa racconto, e il racconto si fa immagine.
9. Performance e parola
Durante i giorni di inaugurazione, performance e interventi performativi — tra cui quelli di Gaetano Palermo e Michele Petrosino, con la partecipazione di Teodora Grano — hanno ampliato ulteriormente il campo percettivo della mostra. La parola, il gesto e il corpo hanno contribuito a trasformare lo spazio espositivo in un ambiente rituale, coerente con l’idea di fiaba come rito di passaggio.
Industry: perché questo progetto è rilevante
Per PhotoShootings, Cuntàra cùnti è un progetto significativo perché dimostra come l’immagine contemporanea possa dialogare con la narrazione senza limitarsi all’illustrazione. La fiaba diventa un dispositivo visivo trasversale, capace di attraversare pittura, video, performance e pratiche partecipative.
In un’epoca dominata dall’immagine immediata, questo progetto restituisce al racconto una dimensione lenta, simbolica, stratificata.
Conclusione
Al Complesso di San Giovanni di Catanzaro, la fiaba non viene messa in scena come nostalgia, ma come linguaggio vivo, capace di interrogare il presente e di aprire spazi di immaginazione critica. Cuntàra cùnti invita a considerare il racconto come forma di conoscenza e l’immagine come luogo di trasformazione.
Un progetto che dimostra come l’arte contemporanea possa ancora costruire mondi, anziché limitarvisi a descriverli.


















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